La mamma cucina, odore di buone cose escono dalle finestre e
sento cantare la vicina mentre gioco con la bambola seduta sotto il tavolo. Ricordi dipinti a tempera. Mia madre era una donna forte, ben piantanta
sulle gambe con un sorriso timido, quasi ritroso. Era meno bella delle sue
sorelle: più ruvida. I tratti del viso erano di una statua non levigata, ma oltremodo dolce ed infinitamente
materna.
Dell’odore della morte non ho ricordo, solo un gran fare per
nascondere il dolore di fronte a noi: io e mio fratello galleggiavamo ignari nella tempesta sopravvenuta
disgrazia.
Odore di cucina e sapone, ora davanti ai fuochi c'è la zia e mamma è in
ospedale. Mi dicevano che era malata, accarezzandomi, trattenendo le lacrime dietro a vetri di ghiaccio, mi assicuravano che sarebbe tornata.
La morte non ha odore ma si è portata via l'essenza di nostra madre e della sua fatica.
I giorni iniziarono a scorrere con colori pastello per me che avevo solo 4 anni.
Non ricordo che una frase detta da un’amichetta giocando per strada. Un
tuffo al cuore, ancora piccolo, un tuffo nel gelo di ciò che non comprendevo
veramente, ma che mi lanciava in un infinito baratro ignoto. Corsi a casa abbandonato i giochi e tra gli spasmi delle lacrime mi aggrappai alla gonna fra le gambe della zia.
Forse per invidia dei mie bei modi di bambina mi avevano detto che la mia mamma
non era malata, la mai mamma era morta.